IL PROGETTO

Il progetto per il Restauro della Fontana Monumentale dello Zodiaco

Dopo la ricostruzione del 1961 le norme di manutenzione della fontana verranno disattese recando segni irreversibili di degrado dovute a una serie di concause, che vanno dal naturale funzionamento della fontana alla mancanza di adeguati interventi di manutenzione negli anni. Le conseguenze si riscontrano in particolare con la presenza di uno strato di carbonati di colore grigio di vario spessore e il degrado differenziale delle tessere con la formazione di diversi piani di superficie musiva.

Le principali cause di degrado
La fontana prevedeva lo scorrimento continuo di un velo d’acqua sulle superfici musive inclinate verso il centro dell’invaso: un potenziale fattore di degrado legato all’azione di erosione del fluido sulle superfici. Il differente grado di durezza dell’acqua può comportare diverse conseguenze conservative: se è troppo dura si possono avviare processi di deposizione di carbonati, se invece è particolarmente dolce si possono determinare condizioni di erosione del materiale lapideo. Nel caso specifico il meccanismo di ricircolo dell’acqua non era dotato di impianto di addolcimento con la conseguente formazione di concrezioni. Inoltre, un ruolo significativo per il degrado attuale, è riferibile alla pratica di interrompere periodicamente il flusso dell’acqua favorendo cosi processi di gelo, disgelo ed evaporazione, che provocano la deposizione dei sali solubili e tensioni all’interno del materiale lapideo con l’insorgenza di fratture.  
A ciò devono aggiungersi taluni interventi effettuati negli anni precedenti da operatori non specializzati con strumenti (idropulitrici ad alta pressione) e prodotti inidonei (probabilmente acidi per rimuovere il calcare, che hanno aggredito anche le tessere del mosaico). Nel 1995 il Comune di Terni intervenne per eliminare le concrezioni carbonatiche presenti sulla superficie musiva. In quell’occasione utilizzò metodologie piuttosto invasive come l’uso della sabbiatrice con ossido di alluminio, che potrebbe aver contribuito all’assottigliamento delle tessere. Non risulta, inoltre, il trattamento delle superfici con prodotti protettivi.

Le principali forme di degrado
In generale si osserva uno strato di carbonati con uno spessore di circa 0,5 mm, di aspetto grigio. Tale strato è localmente eroso dalle precipitazioni atmosferiche che hanno dilavato in modo disomogeneo la parte alta del mosaico seguendo vie preferenziali. Nella parte bassa del mosaico le incrostazioni si presentano invece più spesse (oltre 1 mm) poiché, oltre al processo di deposizione primaria imputabile allo scorrimento dell’acqua, c’è stato anche un processo secondario riferibile al periodo di funzionamento parziale della fontana che ha favorito il deposito di materiale compatto.
Il degrado differenziale delle tessere ha comportato per quelle a matrice carbonatica una progressiva dissoluzione, provocando un gravissimo fenomeno di assottigliamento e una perdita di gran parte dello spessore originario (1 cm), mentre quelle a matrice silicatica, pur mostrando evidenti danni superficiali, hanno resistito maggiormente all’attacco acido e hanno mantenuto uno spessore di circa 8-10 mm. L’osservazione generale ha permesso di quantificare in modo approssimativo la distribuzione del degrado delle tessere: circa il 70% delle tessere dell’intero mosaico si è assottigliato del 90% rispetto l’altezza originale, circa il 15% delle tessere ha perso la metà del materiale iniziale, mentre circa il 15% delle tessere si è eroso del 10%.  
A questi danni irreversibili si aggiungono, diffusi su tutta la superficie, depositi superficiali coerenti ed incoerenti, lacune, patine biologiche, piante infestanti, fenomeni di distacco, rigonfiamenti e presenza di lesioni e fratturazioni, alveolizzazione. Alla luce del considerevole quadro fessurativo dei mosaici, della decoesione degli strati preparatori e dei relativi rigonfiamenti, è presumibile che l’estradosso della struttura in c.a. della fontana sia interessato dalla presenza di efflorescenze saline, corrosione dei ferri d’armatura e conseguente distacco dei copriferri

Il progetto di restauro conservativo
Nel 2013 il Comune, insieme alla Soprintendenza dell’Umbria, avvia un nuovo progetto di restauro, affidando al Centro di Conservazione e Restauro della Fondazione La Venaria Reale di Torino il rilievo grafico, fotografico, fotogrammetrico ed una campagna diagnostica e di indagini conoscitive dei materiali costitutivi finalizzati ad approfondire lo stato di conservazione del manufatto. Successivamente affida alla ditta Coo.Be.C. la prova di stacco di una porzione di mosaico per stabilire il metodo più idoneo e meno invasivo per la futura musealizzazione dell’opera musiva staccata. La prova viene eseguita tra il 2016 e il 2017, sotto la supervisione della dott.ssa Marica Mercalli della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, interessando una parte di mosaico di circa 2 mq nell’area del segno zodiacale del cancro.

A seguito dell’approfondimento diagnostico e della prova di stacco, si arriva alla conclusione che il mosaico del Cagli non è più adatto alla funzione decorativa originaria, in quanto le sue condizioni di conservazione sono molto precarie e per la sua tutela risulta non più prorogabile l’intervento di restauro conservativo, stacco e rifacimento.

Nel rispetto delle linee guida del Comune di Terni e della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria viene elaborato un progetto di intervento articolato in cinque fasi lavorative:

  • Opere provvisionali;
  • Lavorazioni propedeutiche lo strappo delle superfici musive;
    1. Preconsolidamento delle tessere mediante fissaggio con adesivi;
    2. Disinfestazione mediante applicazione di più cicli di biocida;
    3. Rimozione dei depositi superficiali coerenti ed incoerenti;
    4. Stuccatura con malta a base di calce in presenza di fessurazioni, fratturazioni e lacune;
  • Operazioni di strappo delle superfici musive;
    1. Numerazione e rimozione dei blocchi di marmo di Carrara del cordolo inferiore del catino e successiva ricollocazione mediante l’uso di collanti e stuccatura dei bordi tra i conci;
    2. Protezione della superficie musiva con uno strato di garza di cotone ed un secondo strato di crinolino da stacco mediante saturazione di miscela adesiva;
    3. Sezionamento in 6 o 9 porzioni per segno zodiacale;
    4. Inserimento nei tagli di barrette in alluminio di 2 mm;
    5. Separazione con uno strato di fogli di alluminio ed uno di pellicola plastica per evitare il contatto tra la tela e la controforma;
    6. Realizzazione di controforma con l’utilizzo di vetroresina armata mediante tre strati sovrapposti di mat in fibra di vetro imbevuta di resina poliestere per impregnazione bicomponente tixotropica;
    7. Applicazione di angolari in alluminio bloccati con vetroresina;
    8. Armatura in legno e schiuma poliuretanica;
    9. Strappo dei mosaici mediante sciabole a partire dal bordo inferiore dei mosaici, agevolati dalla scarsa aderenza tra nucleus e rudus;
    10. Riduzione dello spessore del nucleus (strato variabile tra i 5,5 ed i 3,3 cm) ad uno spessore di 2 cm attraverso l’uso di fresa elettrica, previo consolidamento mediante impregnazione con pennelli, siringhe e pipette con resina acrilica o nanocalci;
    11. Sagomatura dei pannelli in alluminio alveolare, stesura di malta di allettamento cementizia e successiva applicazione delle porzioni di mosaico sui nuovi supporti;
  • Operazioni di risanamento della struttura in c.a.;
    1. Risanamento del sottofondo in c.a. dei mosaici (rudus), mediante:
      1. Demolizione di tutte le parti friabili, incoerenti o in fase di distacco;
      2. Spazzolatura delle armature ossidate, con rimozione di tutte le parti copriferro ammalorate e sfarinanti;
      3. Pulizia del sottofondo;
      4. Applicazione di malta cementizia anticorrosiva bicomponente per il trattamento anticorrosivo e la protezione di ferri di armatura;
      5. Lavaggio e ripristino volumetrico con malta tixtotropica strutturale, fibrorinforzata per il ripristino e la rasatura del calcestruzzo da applicare in uno spessore tra 3 e 40 mm;
      6. Impermeabilizzazione del calcestruzzo mediante stesura di malta bicomponente elastica a base cementizia;
      7. Nel caso di fessurazioni profonde si procederà ad una sigillatura mediante adesivo epossidico bicomponente
  • Realizzazione di nuove superfici musive;
    1. Ricostruzione delle nuove superfici musive fedeli ai bozzetti dell’artista del 1961 ed i cartoni in scala 1:1;
      1. Realizzazione di un nuovo nucleus in malta cementizia;
      2. Strato impermeabile realizzato con malta bicomponente a base cementizia;
      3. Realizzazione dei nuovi mosaici sulla base dei cartoni in scala 1:1 e delle scansioni dei bozzetti originali (1961), da realizzare in porzioni che verranno poi trasportate e montate in situ;
      4. Protezione superficiale mediante protettivo idrorepellente a base solvente;

La scelta della staccare l’opera musiva e realizzarne una copia ex novo riveste indubbiamente un carattere di eccezionalità nella pratica del restauro, ma deriva dalla consapevolezza che la tutela dell’opera d’arte non è compatibile con la sua permanenza in situ.